Isabella: il canto del cigno

L’avventura nel campo delle auto dell’ intraprendente Carl Friedrich William Borgward, iniziò a Brema nel 1921. Fin dagli inizi il giovane Carl, appassionato di auto e fabbro, lavorò al progetto di una sportiva bicilindrica, ma bene presto dovette confrontarsi con risorse limitate, che lo portarono a ripiegare su un piccolo veicolo a tre ruote, il cui nome era Blitzkarren.

Nonostante fosse tutto l’opposto del progetto di partenza, questo piccolo veicolo, venne subito adottato dalle poste tedesche, che contribuirono alla sua diffusione in patria. Seguirono altri modelli a tre ruote come il Goliath, mentre la vera evoluzione del marchio arrivò con i modelli della Hansa e, in quell’occasione il nome cambiò in Hansa-Bogward. Nel giro di pochi anni, comunque il marchio di Brema, tornò alla sua originale denominazione ed indipendenza finanziaria.

La seconda guerra mondiale, comportò lo stop di veicoli civili e la riconversione dello stabilimento alla produzione di veicoli pesanti per le forze armate. Dopo il conflitto, nonostante le difficoltà, la produzione riprese in grande stile, diversificandosi anche nel campo dei veicoli per trasporto commerciale. Nel 1954 fu la volta della protagonista del nostro articolo, la Isabella. Questa vettura fu il più grande successo del marchio, ma purtroppo anche l’ultimo modello prodotto. Quest’ultima aveva medie dimensioni e al lancio veniva offerta con carrozzeria due porte. La linea dall’aspetto elegante, accentuato dalle cromature, era al tempo stesso classica, con il  frontale capeggiato dal grande logo a rombo Borgward. Inizialmente proposta con un 1.500 CC da 60 CV, venne affiancata, nel 1955, anche dal più potente da 75 CV, montato anche nella nuova versione cabriolet, presentata quell’anno.

Il prezzo non era accessibile ai più, costava meno di una Mercedes, ma era più cara della popolare Ford ma, Nonostante questo ottenne un grandissimo successo sia in Germania che all’estero. Dal 1956 le vendite ebbero una lieve flessione spingendo la casa a proporre ulteriori versioni. Nel 1957 vide la luce la sportiva Coupé, che montava il potente motore TS, e differiva dagli altri modelli per il diverso disegno della carrozzeria e da un aspetto più slanciato; l’anno seguente fu introdotta anche la versione station wagon, chiamata Kombi. Parallelamente al successo commerciale, la Borgward dovette fare i conti con i costi di produzione più elevati della concorrenza, che portarono, nel 1961, i creditori a costringere  lo sfortunato imprenditore a dichiarare bancarotta, nonostante quest’ultimo sostenesse che l’azienda era solvibile.

La fine di Borgward, rimane ancor oggi un mistero molto controverso; in molti hanno parlato di cospirazione da parte di altre case tedesche, che non videro mai di buon occhio questo, innovatore e scomodo, marchio. Anche se l’azienda era in bancarotta, la produzione della Isabella andò avanti fino al 1962, quando lo stabilimento venne rilevato prima dalla Hanomag e in seguito, ironia della sorte, proprio dalla Mercedes. Molti operai vennero, invece, assunti alla BMW. Il visionario fondatore morì l’anno dopo. Le linee di produzione furono vendute in Messico e la produzione della vettura continuò fino alla fine degli anni 60. Le Isabella prodotte in Germania ammontarono a oltre 200.000 unità.

Nel 2008 il marchio è apparso nuovamente, grazie al nipote del fondatore Christian Borgward, assieme al partner Karlheinz L. Knöss e ad un fondo di investimenti. Dal 2015 produce una linea di suv, che potete vedere QUI, sul sito della nuova Borgward. I prodotti e l’immagine però, onestamente, non sono gli stessi del marchio creato dal nonno Carl, e mi sovviene la domanda: “Forse, non sarebbe meglio, se lo avessero lasciato dormire in pace?”

 

 

 

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