Prestige manquant

Creare un’auto di prestigio in grado di competere con i più blasonati marchi dell’epoca, dando nuovamente un posto di risalto in questo esclusivo mercato al proprio paese; questo era l’obbiettivo di Jean Tastevin (1919 – 2016), imprenditore francese, presidente ed amministratore delegato della Compagnie Francaise Des Produits Metallurgiques, che nel 1967 avviò la progettazione della sua vettura, creando una divisione apposita nella fabbrica di sua proprietà a Balbigny, vicino St. Etienne. Il nuovo marchio di lusso fu chiamato Monica in onore di sua moglie, Monique.

Inizialmente l’imprenditore voleva che la sua creatura fosse interamente prodotta in territorio francese, tuttavia, durante lo sviluppo, quest’ultimo si affidò a componenti e professionisti provenienti da altri paesi. Chris Lawrence (1933 – 2011) e la sua azienda, la LawrenceTube, furono i primi della lista, e vennero contattati inizialmente per l’interessante elaborazione del motore Standard-Triumph, che poteva benissimo equipaggiare la nuova sportiva francese. L’accordo tra Tastevin e l’ingegnere inglese andò oltre la fornitura del propulsore, infatti quest’ultimo si occupò anche della realizzazione del primo telaio della vettura, caratterizzato da un tunnel centrale in tubi di acciaio a cui si aggiungevano due lunghe scatole, del medesimo materiale, che contribuivano ad irrigidire la struttura. Per quanto riguarda le sospensioni quelle anteriori erano montate verticalmente e azionate da bracci oscillanti, mentre al posteriore venne adottato uno schema De Dion con molle elicoidali e barra Panhard.

Durante la fase di sviluppo, il progetto della Monica mutò da sportiva due posti a lussuosa berlina quattro porte e, proprio questo cambio di immagine, spinse Lawrence a trovare un’alternativa al suo propulsore, troppo rumoroso per un’auto di tale prestigio. Venne quindi contatto Ted Martin, che all’epoca produceva un V8 da 3 Litri, progettato essenzialmente per le corse, propulsore che per le sue caratteristiche e per la sua potenza era perfetto per la nuova ammiraglia francese.

Nel mentre il primo prototipo prese forma, ma venne accantonato, poiché poco originale; infatti soprattutto nel frontale, si ispirava in maniera evidente alle Panhard. Dal secondo prototipo si delineò una linea più filante e sportiva che mise i progettisti nella giusta direzione.  In aiuto arrivò anche Tudor Rascanu (1934 – 1970), ex direttore vendite alla Vignale il quale aggiunse alla Monica un ulteriore tocco di stile con un muso più aerodinamico all’anteriore, caratterizzato da fari a scomparsa; queste caratteristiche furono utilizzate per il terzo prototipo, le cui lamiere in acciaio vennero prodotte dalla Carrozzeria Vignale ma, nonostante le notevoli migliorie apportate, Tastevin voleva ancora di più per la sua vettura.

Proseguirono lo studio e la costruzione di ulteriori prototipi e, Lawrence, venne incaricato di cercare altre aziende per la realizzazione della carrozzeria, tra queste il costruttore inglese Jensen, anche se la soluzione migliore, venne offerta dalla Airflow Streamline, azienda specializzata in produzione di cabine in alluminio per camion, con sede a Luton nel Bedfordshire. Nel 1970 accadde una disgrazia: Rascanu morì ed il progetto ebbe uno stallo, durante il quale venne ricercato un sostituto che potesse completare i disegni tecnici della vettura. Fu individuato in David Coward, illustratore per Autocar, la figura adatta per portare avanti il progetto del compianto Rascanu. Coward partendo dai disegni di quest’ultimo, abbassò la linee dei finestrini e con pochi ritocchi mirati rese la vettura ancora più accattivante e moderna. Completata la fase di progettazione del design della Monica, restava aperto il problema del motore, poiché il Martin V8 nonostante le varie migliorie, risultava essere ancora inaffidabile, pertanto Tastevin decise di affidarsi all’americana Chrysler per la fornitura di un motore V8 da 5600 CC (da qui il nome Monica 560).

La Monica definitiva venne presentata nel 1974 al salone di Parigi, ma la sua avventura andò avanti solo fino al 1975 quando, dopo meno di dieci esemplari di serie prodotti, Tastevin decise di abbandonare il progetto e vendette i disegni ed i prototipi alla Ligier, che non riprese mai la produzione. Finì così il sogno dell’imprenditore francese e, vari furono i motivi della sua disfatta, tra questi la crisi petrolifera degli anni ’70 che ridusse la domanda per le vetture di grossa cilindrata e anche il prezzo elevato, che contribuì ad allontanare gli acquirenti, i quali per una cifra molto simile potevano acquistare una Rolls Royce, auto dal blasone e dalla storia contro la quale Monica non poteva competere.

Nel 1976 arrivò la notizia di una possibile rinascita del progetto grazie a  Robert Jankel (1938 – 2005), fondatore della casa automobilistica inglese Panther Westwinds, ma non venne realizzata in concreto nessuna attività ed il progetto Monica, venne definitivamente archiviato.

 

 

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