La Lotus all’italiana

Sull’avventura in campo automobilistico di Alejandro De Tomaso (1928-2003) si potrebbe scrivere un libro, ricco di ascese al successo e di rovinose cadute; infatti, ormai sono passati anni da quando il marchio modenese, fondato dall’imprenditore argentino nel 1959, veniva dichiarato fallito. Nonostante questo, le creature prodotte dalla casa con il marchio a T, suscitano ancor oggi grandi emozioni e, partendo dal primo modello, la Vallelunga, ripercorriamo da dove tutto è cominciato, analizzando la creazione di un modello che De Tomaso, per altro sembra, avesse voluto vendere come progetto, lasciando ad altre case automobilistiche il compito di produrlo e commercializzarlo.
La nuova vettura, che portava il nome del famoso circuito automobilistico, fece il suo esordio in versione spider, rimasto un pezzo unico, al salone di Torino nel 1963. La carrozzeria di questo esemplare fu opera della Fissore, che curò anche il design della versione di serie della Vallelunga, la quale venne presentata al medesimo salone l’anno successivo. Sebbene la nuova sportiva fosse opera di Fissore, De Tomaso decise di produrre quest’ultima avvalendosi della carrozzeria Ghia che, a partire dal 1965, iniziò la produzione.
Le qualità che contraddistinguevano la Vallelunga erano la sua leggerezza, abbinata a prestazioni e tenuta di strada ottime, che le fecero guadagnare l’appellativo di “Lotus all’italiana”. La vettura puntava su un telaio monotrave, con cambio e motore che avevano anche funzioni portanti e, una carrozzeria in vetroresina. Per quanto riguarda il propulsore era un quattro cilindri Ford, derivato da quello che equipaggiava il modello Cortina, da 1592 CC e 104 CV, che le garantivano una velocità massima di circa 215 Km/h. La bellezza delle sue linee fece si che nel 1966 la neonata vettura della De Tomaso fosse esposta al MOMA di New York in compagnia di altre ben più blasonate (all’epoca) sportive. La produzione della Vallelunga andò avanti fino al 1967 totalizzando poco più di cinquanta esemplari; fu sostituita dalla più potente Mangusta.
Riguardo il marchio De Tomaso, questo venne posto in liquidazione nel 2004 e, successivamente rilevato dall’Imprenditore Gian Mario Rossignolo, che avrebbe dovuto produrre un nuovo suv di lusso utilizzando lo storico nome Deuville, ma l’avventura si concluse in un nulla di fatto e a ciò seguì anche l’arresto del noto imprenditore per truffa. Oggi del marchio rimane solo l’ex stabilimento posto tra Via Virgilio e Via Omero nella frazione di Cittanova in provincia di Modena, chiuso ormai da più di quattordici anni, in evidente stato di abbandono e nella cui area è prevista la realizzazione di un nuovo centro commerciale; insomma una fine immeritata e profondamente triste.

 

 

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