La prima Italiana

Scavando nella storia dell’auto si trovano avvenimenti pressoché sconosciuti, ma non meno importanti. Ogni impresa, che sia a lieto fine o meno, merita di essere ricordata e, questo sito si propone di raccontare la storia di chi ha creato prodotti, ma anche innovazioni, che però non sono arrivate fino a noi, o meglio sono arrivate ma con nomi, marchi e storie diverse. La storia che vi sto per raccontare è molto, ma molto lontana nel tempo, per la precisione attorno al 1882, quanto il nobile veronese Enrico Bernardi, produsse il primo motore a scoppio della storia automobilistica mondiale, con il nome di motrice Pia, dal nome della figlia. La sua invenzione anticipò di due mesi Karl Benz, che presentò il sui motore il 25 ottobre 1882 e, di oltre un anno , il 16 dicembre 1883, quello di Gottlied Daimler.

L’avventura di Bernardi proseguì nel 1896, quando assieme a due ingegneri Veneti, Giacomo Miari e Francesco Giusti, fondò quella che sarà la prima casa automobilistica Italiana, la Miari&Giusti. In quel periodo era già attiva un’altra ditta italiana, la Costruzioni Meccaniche di Saronno (fondata in Italia dall’azienda tedesca Maschinenfabrik Esslingen), ma la produzione era basata su vetture con licenza Peugeot modello Type3, mentre la neonata azienda di Padova, produceva tutti i suoi componenti internamente ed in maniera autonoma.

La prima vettura Miari&GIusti era un triciclo, che presentava, oltre al rivoluzionario motore, anche una impostazione del carburatore mai vista fino ad allora, sistemi di filtri per aria e benzina ed un interessante sistema di lubrificazione del motore. Meno innovativa l’impostazione di guida e lo schema delle tre ruote che sicuramente limitò il successo della vettura, facendo cadere in secondo piano le novità presenti in essa. Nel 1898, nonostante la buona qualità costruttiva e la grande affidabilità delle vetture, la casa venne posta in liquidazione, ma Bernardi non si dette per vinto, rilevandola e continuando a produrre le sue auto a tre, ma in seguito anche a quattro ruote, sotto la nuova Società Motori Bernandi. Nonostante tutta la buona volontà e l’impegno, il tentativo fallì nuovamente nel 1901, quando anche la società di Bernardi venne messa in liquidazione.

La produzione si stima sia stata si circa un centinaio di vetture, prodotte prevalentemente in versione a tre ruote. Sicuramente anche le innovazioni introdotte da Bernardi, hanno aperto un mondo ai costruttori che sono venuti dopo, i quali hanno progettato vetture con motori e soluzioni simili alle sue e, a loro volta, ne hanno introdotte altre, alcune ci sono ancora oggi, altre no, ma in ogni caso, se l’auto moderna è arrivata a livelli di standard di sicurezza, prestazioni, design così elevati, in parte è grazie a chi, come Bernardi ha, con coraggio e determinazione, osato, proponendo soluzioni originali, nonostante tutte le limitazioni dell’epoca e, non importa se è andata male, ogni singola auto presente su questa terra, porta comunque con sé l’idea di innovazione, abbinata a libertà e velocità, che sin dall’inizio, ha contraddistinto il fenomeno della vettura a motore.

 

 

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