L’auto di domani, oggi

Soffermarsi a parlare del marchio Rover è difficile poiché, la casa della nave vichinga, rappresenta l’emblema dello stile inglese ricercato, pregiato e non uguale a nessun altro. Pensando a quanto forte sia stata, in passato, l’immagine di questo brand nato nel 1904, sorge spontaneo chiedersi perché non è arrivato ai giorni nostri. Molte delle risposte si trovano all’inizio degli anni settanta, quanto Rover, come molti altri marchi inglesi, viene assorbito dalla British Leyland, andando a costituire, assieme ai marchi Triumph e Jaguar, la Special Division. Il modello P6 in produzione dal 1963, era stato un successo incredibile, merito anche del designer David Bache, profondamente legato al marchio, il quale aveva creato una vettura lussuosa, sicura e con prestazioni di rilievo, in grado di catturare subito l’attenzione dei clienti, divenendo anche auto dell’anno 1964.

A metà anni settanta, era ormai necessario provvedere ad una erede e, il nuovo modello, conosciuto con il nome in codice SD1 (Special Division model n°1), era ormai pronto al debutto. Il design della SD1 risultò di rottura, fuori dagli schemi, si presentava sinuoso, moderno e combinava alla perfezione eleganza, lusso e anche praticità. Quest’ultima adottava, la carrozzeria a due volumi, esattamente come quella della Lancia Gamma, ma mentre quest’ultima non ebbe successo, la nuova Rover, più riuscita stilisticamente, riuscì a colpire la clientela. Il muso, come il David Bache stesso affermò, era ispirato alla Ferrari Daytona, ma oltre a questo, la vettura non era uguale a nessun altra. 

Il genio di Bache aveva colpito ancora, dopo la rivoluzionaria Range Rover del 1970, la SD1 fu il più bel risultato della sua carriera, la sua ultima Rover, la migliore. Proprio per la sua linea anticonformista, British Leyland, decise di pubblicizzarla come “La vettura di domani, oggi“. A livello meccanico la SD1 rimaneva di impostazione classica: motore longitudinale e trazione posteriore, sospensioni anteriori MacPerson della Triumph e posteriori ad assale rigido con molle elicoidali. La gamma prevedeva motori di varie cilindrate, sia a benzina che a diesel. I primi con cilindrata 2000 e 2300, erano proposti in allestimenti semplificati e, sicuramente contribuirono alla diffusione della vettura, ma mal si sposavano con la sua immagine lussuosa, così come il propulsore Turbo Diesel VM.

Nel 1977 la giuria la premiò auto dell’anno e, questa fu l’ultima volta per il marchio Rover, mentre nel 1980, con modifiche a proiettori e paraurti, venne esportata come Rover 3500 V8 anche negli Stati Uniti, dove venne giudicata positivamente dalle testate giornalistiche, ma non raggiunse numeri di vendita rilevanti. Nel 1981, la SD1 divenne tristemente famosa, poiché quella guidata dal pluricampione motociclista Mike Hailwood, venne investita da un camion: il pilota e la figlia Michelle morirono; si salvò solo il figlio David. 

Tornando alla vettura, per le sue ottime prestazioni, fu utilizzata anche nelle competizioni, oltre che, largamente, dalla Polizia inglese. Possiamo considerare la SD1 come l’ultima vera Rover, nonostante avesse dei difetti che la misero un gradino sotto i modelli del passato; qualitativamente parlando alcuni rivestimenti e materiali della prima serie (1977-82) non erano all’altezza del marchio e, facevano rimpiangere quelli della P6. Venne posto rimedio, nel 1982, in occasione del restyling, quando la qualità migliorò molto, ma forse, era troppo tardi. In occasione dell’aggiornamento, la linea di produzione venne spostata da Solihull a Cowley, nell’ex stabilimento Triumph. Furono modificati anche gli interni con una nuova la plancia e nuovi rivestimenti, mentre all’esterno furono apportate modifiche ai fari e ai paraurti, più avvolgenti, ma che rendevano la vettura meno filante.

Nel 1987 la SD1 uscì definitivamente di scena, sostituita dalla Rover 800, nata dalla collaborazione con Honda. Da allora Rover ha perso sempre più terreno passando in mano alla British Aerospace prima e, alla BMW poi, che la acquistò nel 1994 con il solo intento di fare suo il marchio Mini e che, la lasciò agonizzare nel 2000, consegnandola a Consorzio Phoenix il quale porterà il marchio al definitivo fallimento nel 2005. Ad oggi Rover è di proprietà Tata, che possiede anche Jaguar e Land Rover, ma al momento non ci sono voci di un suo possibile ritorno. 

Nonostante la triste fine del marchio, la SD1 rimane salda nell’immaginario collettivo e in molti conservano un bel ricordo, avvolto da tanta nostalgia, verso questa ammiraglia inglese. Anche nel nostro paese, nonostante la vettura fosse considerata di nicchia a causa dei suoi alti consumi, vi sono degli appassionati come Daniel, un nostro lettore che, ci racconta della SD1 (in vendita), appartenuta a suo suocero, il quale era “veramente soddisfatto della vettura” e ancora “mi raccontava che era potenza pura… un suono del motore coinvolgente. Mi ricordo una volta circa 15 anni fa, mi vennero i brividi a sentire il ruggito del suo V8“, continuando afferma che la vettura aveva “una tenuta di strada veramente eccellente”. Non solo prestazioni però, anche gli interni erano “di una comodità senza paragoni, i suoi sedili….sembrava di essere seduti chissà dove“. La SD1 in questione è una rarissima 3500 V8 in allestimento Vanden Plas, acquistata nel 1982 in Belgio, poiché per l’Italia il propulsore otto cilindri non era disponibile. Che dire, leggendo anche il parere di Daniel, la SD1 era veramente una gran macchina, in grado di regalare forti emozioni e, assolutamente degna del marchio che porta.

 

 

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