L’altra "A"

L’Autobianchi, a fine anni sessanta, stava valutando una sostituta per la non più giovane Primula, il cui esordio risaleva al 1964. Quest’ultima fu la prima auto del gruppo Fiat a trazione anteriore, oltre ad essere la prima vera Autobianchi, in quanto non condivideva la meccanica con nessun altro modello del gruppo. Enrico Ghiretti, direttore generale del marchio, commissionò a Dante Giacosa il progetto del nuovo modello. Dato che Ghiretti, aveva optato per una vettura a tre volumi come sostituta, Giacosa decise di rispolverare il progetto Fiat “123”, proposto come erede della Fiat 1300, ma non approvato dai vertici e, quindi accantonato.

La “123” era una classica tre volumi e, quindi, abbandonava lo stile della Primula che aveva una configurazione a due volumi. La linea fu modificata soprattutto nella parte frontale, un occhio di riguardo venne dato alla sicurezza della nuova vettura, con scocca a deformazione progressiva, sterzo con piantone suddiviso in tre elementi, plancia imbottita e attacchi per le cinture di sicurezza. Gli interni colpivano anche per la loro accuratezza; la plancia aveva inserti in legno, i sedili erano anatomici e molto comodi, caratterizzati da rivestimenti di ottima qualità. La A111, questo fu il nome scelto per il nuovo modello, era una vettura molto elegante, nonostante la linea fosse di chiara ispirazione Fiat e, si ritrovavano vari elementi riconducibili alla 124 ma anche alla futura (all’epoca) 128.

Dal punto di vista della meccanica la vettura montava, in posizione trasversale, il motore Fiat 124 Special da 1438 CC con 75 cv; quest’ultimo collocato in posizione ribassata per ottenere una migliore tenuta e stabilità. Tutto l’avantreno della A111, era stato progettato per ospitare il propulsore più in basso possibile, con il risultato di avere una vettura con prestazioni brillanti e un ottima tenuta di strada, in grado di essere portata al limite anche da guidatori non troppo esperti. Le sospensioni anteriori erano a ruote indipendenti, mentre i freni erano a disco sulle quattro ruote; il cambio aveva quattro marce. Poteva raggiungere una velocità massima di 155 km/h, grazie anche ad un peso di soli 930 Kg per poco più di quattro metri di lunghezza.

La A111 fu messa sul mercato nel 1969, ad un prezzo piuttosto salato, 1.440.000 Lire, giustificato dalla meccanica raffinata e da finiture ricercate, ma non fu abbastanza per la clientela, che non venne colpita dalla vettura e, già l’anno successivo, nel 1970, al salone di Torino, venne presentata la versione rivista. All’esterno vennero modificati i gruppi ottici posteriori e rivisti anche i paraurti, ora privi di rostri, mentre all’interno, furono apportate varie migliorie tra queste la plancia parzialmente ridisegnata abbinata ad un nuovo volante, derivato dalla Fiat 125. Nonostante la bontà del progetto, la A111 ebbe vita breve, infatti, venne tolta di produzione già nel 1972, totalizzando solo 56.984 unità. I vertici Fiat, lasciarono così il marchio di Desio con la sola A112, che fu un grande successo commerciale, ma di fatto, l’Autobianchi era diventata un produttore mono modello (un pò come sta succedendo oggi alla povera Lancia), quindi con vendite non elevate ed un unica fetta di mercato  coperta. Il vuoto lasciato dalla A111, non venne mai completamente colmato, anche se in parte ci pensò la nuova Fiat 128, molto simile stilisticamente e con il medesimo schema meccanico, ma non altrettanto elegante.

 

 

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