Il viaggio di Alice

Prendete uno dei tanti marchi automobilistici che popolavano le strade americane dei primi anni del novecento, aggiungete una comune casalinga ventenne di New York ed il risultato vi sorprenderà. Il marchio automobilistico in questione, era la Maxwell-Briscoe, nata per volontà di Jonathan Maxwell e Benjamin Briscoe nel 1904, la quale, per un certo periodo, figurò persino tra le tre più importanti d’America, alla pari con Ford e GM e, sebbene ad oggi il ricordo del costruttore americano sia del tutto svanito, vale la pena ricordare la sua storia, non solo dal punto di vista dei modelli prodotti, ma anche e sopratutto per l’iniziativa che lo coinvolse con una giovane donna e madre di appena 22 anni, Alice Huyler Ramsey.

La giovane Alice, aveva una forte passione per l’automobile, tanto da spingere suo marito John R. Ramsey ad acquistarle, nel 1908, un’auto proprio della Maxwell. Successivamente, mossa dall’entusiasmo per le quattro ruote, quest’ultima, si iscrisse ad una gara di durata, dove dette prova di grande abilità, facendosi notare dal responsabile vendite della casa americana, che proprio in quel periodo stava avviando una campagna pubblicitaria rivolta al pubblico femminile e pensò di ingaggiarla per una Coast to Coast da New York fino a San Francisco, finanziata in tutto e per tutto dalla Maxwell.

Accettando di buon grado la sfida, il 9 Giugno 1909, accompagnata dalle due cognate e dalla sua amica Hemrine Jahns, partì a bordo di una Maxwell DA 30, alla volta di San Francisco. Un viaggio di tale durata, all’epoca, era una vera e propria impresa poiché vi erano pochissime indicazioni stradali e le strade erano spesso non asfaltate e dal fondo piuttosto dissestato. Tutto ruotava quindi, sulla destrezza della pilota nell’orientarsi e nel cercare di ricostruire il percorso sia attraverso una cartina in dotazione all’equipaggio, che con le saltuarie indicazioni di qualche persona incontrata lungo il tragitto o, in alternativa, seguendo i pali del telegrafo che solitamente portavano alle grandi città. Oltre alla difficoltà nel trovare la strada corretta, si aggiunsero anche problemi alla vettura, tra questi le numerose forature degli pneumatici o la rottura del pedale del freno, ma in ogni caso le sostituzioni o la riparazioni vennero sempre portate a termine con successo grazie, anche in questo caso, al savoir faire dell’intraprendente donna, che si occupava anche della manutenzione necessaria al veicolo.

Il 7 Agosto l’equipaggio arrivò a destinazione, accolto da un grande entusiasmo della stampa e del pubblico, tutta l’iniziativa quindi, risultò essere una grande vittoria sia per Maxwell, che vide la sua fama crescere e rafforzarsi, sia per Alice, la quale vinse due volte, come pilota e come donna, divenendo la prima ad aver attraversato l’America in auto, andando contro uno stereotipo che a distanza di oltre 100 anni è ancor oggi molto radicato e che accomuna negativamente il binomio femminile al mondo dell’automobile. La pilota, nel corso della sua vita, partecipò anche ad altre gare e la sua consacrazione avvenne, purtroppo postuma, nel 2000 a diciassette anni dalla sua scomparsa quando diventò la prima donna ad entrare nella prestigiosa Automobile Hall of Fame.

Riguardo la Maxwell-Briscoe, questa entrò a far parte del gruppo United States Motor Company, nel 1910, che fallì tre anni più tardi. La riorganizzazione dell’azienda sancì l’addio del fondatore Briscoe, mentre la nuova Maxwell Motor Company, proseguì la sua attività fino al 1925, quando venne assorbita dalla, tutt’oggi famosa e conosciuta, Chrysler.

 

 

 

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