Facel: La Chute d’une étoile

Il destino può riservare momenti di gioia, ma anche di profonda tristezza, accomunando talvolta le persone e, rendendole partecipi direttamente o meno, di determinati eventi. La storia della Facel, possiede in un certo senso entrambe queste caratteristiche, partendo da un mix di iniziale entusiasmo e grandi aspettative e, arrivando all’inevitabile tragica agonia, ricca di sgomento e disillusione. I protagonisti che compongono il puzzle di questa vicenda automobilistica e non solo, sono due, da un lato Jean Daninos, self made man amante delle auto, il quale, dopo una brillante carriera, arrivò a creare la sua casa automobilistica, e dall’altra lo scrittore, giornalista e filosofo Premio Nobel Albert Camus, che ebbe il privilegio di salire su una Facel Vega, ma ebbe anche la sfortuna, di trovarsi su quella sbagliata.

Partendo dalla storia del prestigioso marchio francese, dobbiamo prima di tutto, introdurre la figura del già citato, geniale ed intraprendente Jean che, giovanissimo, entrò alla Citroen, passando poi dal settore automobilistico a quello aeronautico, prima alla Morane Saulnier e, infine, alla Bronzavia. Quest’ultima realtà, nel 1939, aprì una nuova società denominandola Forges e Ateliers de Constructions Eure-et-Loir , acronimo di FACEL, di cui nel 1945, dopo la fine del secondo conflitto mondiale, Daninos venne nominato CEO.

Grazie alla partnership con la Metallon, azienda operante nel settore dell’acciaio, egli indirizzò la produzione verso il settore automobilistico, costruendo, a partire dal 1948 scocche di  modelli di lusso, per marchi quali Bentley, Ford e Simca. Questo fu il punto di partenza per quest’ultimo,  il quale arrivò, di lì al 1954, a creare il suo marchio, che inizialmente si chiamava Vega e, il cui compito, per altro molto ambizioso, era quello di creare auto di lusso ad alte prestazioni, in grado di ridare un posto di rilievo alla Francia, nel polo dell’esclusività. Con grande entusiasmo, all’inizio degli anni 50, avviò la progettazione della nuova vettura e, anche se il suo volere era di usare tutte parti prodotte in territorio francese, dovette infine, per il propulsore, rivolgersi alla Chrysler Corporations per la fornitura dei suoi robusti e potenti V8.

Il nome Vega, venne coniato dal fratello scrittore di Daninos, Pierre e, si riferiva al nome della stella più luminosa della costellazione della Lira, sicuramente un nome ricco di buoni propositi! La nuova Vega venne presentata in veste di prototipo nel Luglio 1954, nella fabbrica storica della Facel a Colombes in Francia e, successivamente in via ufficiale al Salone di Parigi nell’Ottobre dello stesso anno, dove riscontrò molto interesse, per le sue prestazioni e per la sua linea sportiva ed aristocratica, che ben camuffava le imponenti dimensioni. Non da meno erano gli interni dove materiali pregiati e confort la facevano da padroni, e anche l’elevato costo, molto vicino ai tre milioni di Franchi, la rendeva per pochi eletti, collocandola nella fascia di prezzo tra Ferrari e Bentley.

La prima Vega FV1 uscì dalle linee nel 1955 e, rispetto al prototipo, era leggermente più lunga, per favorire l’abitabilità ai sedili posteriori, inoltre montava un motore V8 più potente, che le garantiva adeguate prestazioni. Di questo modello venne costruita in pochissimi esemplari anche una versione cabriolet. Alla fine dello stesso anno, venne introdotta la FV2, che differiva dalla sua progenitrice per il nuovo lunotto anteriore avvolgente e panoramico, dallo stile americaneggiante. L’anno seguente fu la volta della FV2B, del tutto identica nel corpo vettura alla FV2, ma dotata di un motore V8 più potente, da ben 255 CV. La FV3 vide la luce nel 1956 e montava un motore, sempre a 8 cilindri, ma con soli 200 CV, mentre per ciò che concerne il design, vennero apportate modifiche al frontale, che presentava inediti doppi fari verticali e griglie più grandi. L’anno seguente nacque la FV3B con motore potenziato a 235 CV, alla quale fu affiancata la FV4, chiamata anche FVS, equipaggiata prima con motore 5.8 CC da 340 cv e successivamente 6.4 CC da 375. Nel 1958 fu la volta dell’ultima evoluzione del modello, la HK500, nuovo nome e motore V8 con potenze che variavano da 330 a 345 CV. A bordo del nuovo modello Facel, il giornalista e pilota Paul Frère, fece registrare una velocità massima di oltre 230 Km/h, incoronando quindi la nuova HK, come vettura quattro posti più veloce al mondo!

Fin qui l’avventura della Facel Vega si presenta ricca di successi e grandi soddisfazioni, tuttavia dall’altro lato, fin dall’inizio, molti furono i dubbi sulla reale possibilità di sopravvivenza dell’azienda francese e, il primo punto su cui si soffermarono in molti, era l’esiguità della sua produzione. Auto costose portano maggiori profitti certo, ma ci vogliono anche i numeri e, la Facel, ne aveva in quantità troppo ridotte per poter sperare in un roseo futuro.

Allo scetticismo sopra citato si aggiunse un’altra triste vicenda che non giovò all’immagine della casa, infatti, divenne tristemente famosa per essere l’auto su cui Albert Camus ed il suo editore Michel Gallimard trovarono la morte. Il 4 Gannaio 1960 Camus, Gallimard, Janine e Anne, rispettivamente la moglie e la figlia di quest’ultimo, salirono a bordo della potente coupé in direzione di Parigi. Durante il viaggio, Gallimard perse il controllo dell’auto andandosi a schiantare violentemente sugli alberi a bordo strada. Le due donne, che sedevano sui sedili posteriori, vennero sbalzate fuori dall’abitacolo e, a parte varie ferite, si salvarono, mentre Camus e Gallimard morirono in seguito alle ferite riportate. Janine Gallimard, successivamente, riferì di aver percepito un rumore proveniente da sotto la macchina e, dopo perizie accurate sui rottami della vettura, si evinse che la causa dell’incidente era stata lo scoppio del pneumatico posteriore che, rompendosi, aveva bloccato la ruota facendo cedere l’asse posteriore, rendendo quindi la vettura, anche in virtù dell’elevata velocità, incontrollabile. Tuttavia la morte di Camus rimane tutt’oggi un mistero poiché, se da un lato l’incidente proiettò molti dubbi sulla Facel, vista come costruttore di auto pericolose, negli anni è anche emerso la possibilità che l’auto in questione, fosse stata manomessa dal KGB, che vedeva in Camus un personaggio scomodo, e quindi, da eliminare. A rendere ancora più beffardo questo tragico destino, il biglietto del treno per Parigi rinvenuto negli indumenti di Camus, che fece subito pensare ad un cambio di idea da parte dello scrittore il quale, molto probabilmente, decise all’ultimo momento di accettare il passaggio in auto, che gli fu fatale.

Il percorso finale della Facel Vega, fu altrettanto drammatico, oltre al danno di immagine dovuto alla tragedia del terribile incidente, si aggiunse anche la scelta di lanciare un modello, la piccola Facellia, che nell’intento della casa, doveva rappresentare l’entry level più popolare della gamma, ma che a causa di numerosi problemi di affidabilità dovuti al motore, prodotto internamente dalla stessa Facel, finì per aggravare la situazione finanziaria di quest’ultima, portandola rapidamente al fallimento e ponendo fine al marchio e al sogno di Jean. Oggi di Daninos e Camus, rimangono le splendide e rare auto del primo, il pensiero e le opere del secondo, a cui si aggiunge il rimpianto di un biglietto mai usato, che avrebbe, forse in parte, cambiato il destino di entrambi.

 

 

Per le foto si ringrazia Amicale Facel Vega

 

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