L’incompresa

Il marchio Daimler, fondato da Harry John Lawson nel 1896 a Coventry , ha rappresentato per un certo periodo l’aristocrazia inglese, ed è stato uno dei maggiori fornitori della casa reale, tuttavia, nel secondo dopo guerra, scelte sbagliate ne hanno danneggiato l’immagine, facendolo entrare in crisi e minando per sempre la sua indipendenza e il suo prestigio.

Verso la fine degli anni ’40 la guida della casa venne affidata a Sir. Bernard Docker, il quale era influenzato nelle scelte dalla moglie Jane Collins, figura poco ben vista in ambito aristocratico, per la sua storia travagliata e i suoi eccessi. Mrs. Baker, tuttavia, era consapevole che per risollevare il marchio, la sua immagine doveva essere rinnovata e, convinse il marito a produrre alcune vetture da esposizione, dallo stile più ricercato, che però fecero storcere il naso ai clienti, a causa di uno stile troppo barocco, portandoli ad optare per la concorrenza. La situazione sempre più critica della casa portò, a metà degli anni 50, al sollevamento dalla guida, dei coniugi Docker, il cui posto venne preso da Sir. Edward Turner, il quale cominciò a pensare ad un modello in grado di dare nuova linfa al marchio, seguendo comunque un filone di rottura. Partì quindi la progettazione di una spider 2+2 identificata inizialmente come Dart, anche se poi il nome venne cambiato, poiché in contrasto con la casa americana Dodge, che già aveva un modello con quel nome in listino.

Il debutto della nuova Daimler, denominata SP250, avvenne nel 1959, e sin da subito colpì per la sua linea fin troppo originale, caratterizzata da un frontale basso con una generosa presa d’aria, che richiamava vagamente la silhouette di un pesce, il posteriore era invece caratterizzato da due marcate pinne e anche la vista laterale era molto movimentata, con due vistose nervature posizionate in corrispondenza dei passaruota. Se lo stile quindi, era deciso e originale, di netta rottura con il passato, sotto il profilo tecnico la vettura era realizzata su un telaio separato a cui veniva ancorata la carrozzeria realizzata in fibra di vetro, ciò permetteva quindi un peso ridotto. Il propulsore posizionato longitudinalmente all’anteriore era un V8 da 2458 CC, con testata in alluminio e basamento di ghisa,  da 137 CV, grazie anche all’adozione di 2 carburatori SU. La trazione era sulle ruote posteriori, mentre la trasmissione era manuale a 4 marce. Notevole la velocità massima di quasi 200 Km/h.

Nonostante la linea di rottura, la SP250, era una Daimler a tutti gli effetti, e questo lo si evinceva dalla raffinata cura degli interni, realizzati con pellami pregiati. Malgrado le ottime prestazioni e la cura costruttiva, il modello non riscosse il successo sperato, totalizzando meno di 3.000 esemplari nei 5 anni di produzione. Il flop della vettura sancì la fine dell’indipendenza per la Daimler, che sempre più in crisi, venne rilevata dalla Jaguar, già a partire dal 1960. Il cammino della casa, continuò senza grandi novità, fino al 2009, quando l’indiana Tata, nuova proprietaria dei marchi Jaguar e Land Rover, decise che ormai non c’era più spazio per il marchio Daimler, già da anni relegato ad un ruolo marginale, inadatto alla suo blasone e alla sua storia.

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