Il sogno di Preston

Il 29 Maggio Storie di Vecchie Auto compierà due anni, un traguardo importante, ricco di grandi soddisfazioni e di tanti appassionati che inseguono con me questo sogno. Un sogno che sta prendendo sempre più forma, grazie a voi che leggete e alimentate in me l’entusiasmo e la passione nel portare avanti questo progetto che racconta la storia dell’auto meno conosciuta. Di passione e di entusiasmo è ricca anche la storia di Preston Thomas Tucker (1903-1956), uomo visionario che, spinto da una grande determinazione, creò un’ auto capace di far invecchiare di colpo tutta la produzione su quattro ruote dell’epoca e, che ebbe anche il coraggio, di criticare le più importanti case automobilistiche americane sostenendo che preferivano produrre auto poco sicure contendo i costi e concentrandosi solo sui profitti, piuttosto che pensare alla  sicurezza degli acquirenti.

Appassionato sin da bambino delle auto, Tucker iniziò ad avvicinarsi a questo mondo lavorando da giovane alla catena di montaggio della Ford, ma il vero inizio fu nel 1935 quando fondò, con il produttore di auto sportive Harry Miller, la Miller and Tucker, Inc. Nel campo dell’innovazione Tucker divenne famoso per aver costruito un’auto da combattimento compatta, spinta da un  motore Packard V-12, denominata Tucker Tiger, la quale era dotata di una torretta con mitragliatrice: questa soluzione originale venne in seguito chiamata torretta Tucker. Il progetto venne scartato dal governo degli Stati Uniti poiché non rispettava gli standard richiesti: le ridotte dimensioni ed il possente motore la rendevano troppo veloce.

Ma la creazione che in assoluto rappresenta al meglio il personaggio di Preston Tucker è senza dubbio la Torpedo. Questo il nome inizialmente scelto per la vettura e poi mutato in Tucker 48, vide la luce nel 1947, un anno dopo la nascita della Tucker Corporation, ma il suo sviluppo era partito già tre anni prima sotto la supervisione del designer George S. Lawson, che lasciò poi il suo posto ad Alex Tremulis e alla società per cui lavorava, la Chicago Tammen & Denison. La lunga fase di progettazione, durante la quale l’auto fu modificata varie volte nel design e nei contenuti tecnici, venne documentata da numerose pubblicità e depliant diffusi all’epoca, che contribuirono ad affascinare ed incuriosire molte persone.

La presentazione ufficiale avvenne nello stabilimento Tucker, a Chicago, nel Giugno 1947 e, nonostante il sopraggiungere di alcune problematiche meccaniche impreviste proprio poco prima della presentazione, la nuova auto colpì subito per il suo design moderno, caratterizzato da una linea tondeggiante, da qui il soprannome di Tin Goose (oca di latta), che servì anche ad ottenere un Cx di soli 0,27, risultato sorprendente per l’epoca. Anche l’altezza contenuta della vettura, di appena 1520 mm, permise di arrivare a questo straordinario risultato e fu per questo motivo che le portiere vennero estese anche su una parte del tetto, facilitando così l’accesso all’abitacolo. Sempre esternamente altra caratteristica innovativa che arricchiva il comparto sicurezza della 48, era il faro centrale che seguiva le ruote anteriori e, che garantiva una maggiore visibilità in curva. Seguiva poi una scocca altamente resistente con roll bar integrato nel tetto, in grado di offrire sufficiente protezione agli  occupanti in caso di incidente. Anche all’interno erano molto curati il confort e la sicurezza con plancia e portiere imbottite e piantone dello sterzo collassabile; saltava inoltre all’occhio, l’originale disposizione dei comandi dietro al volante, tutti ben visibili e a portata di mano. Altra innovazione era il vetro del parabrezza infrangibile, che si staccava dalla vettura in caso di incidente e non andando in pezzi, evitava il prodursi di schegge durante l’impatto.

Trattandosi di un’auto all’avanguardia la lunga gestazione, presentò varie problematiche a cui il team dovette trovare soluzione. Il primo inconveniente fu l’innovativo motore sei cilindri 589, progettato da Tucker assieme a Ben Parsons proprietario della Fuelcharger Corporation, che fu poi sostituito prima da una unità Lycoming, che però non si adattava al vano motore, ed infine dal 6 cilindri Boxer da 5470 CC prodotto da  Aircooled Motors (EX Franklin Engine Company) da 160 CV. Quest’ultimo motore venne pesantemente modificato passando dal raffreddamento ad aria a quello ad acqua.

Riguardo alla trasmissione, inizialmente ne fu adottata una della Cord-Auburn, derivata da quella utilizzata sul modello 810/812 (QUI la sua storia), trasmissione che era stata utilizzata su una vettura con trazione e motore anteriori, mentre lo schema Tucker, era invece tutto dietro. In seguito queste trasmissioni furono riviste dalla Ypsilanti Machine and Tool Company, ma i problemi continuavano a persistere, fino a quando non si optò per una trasmissione a variazione continua, progettata con l’aiuto dell’ingegner Warren Rice, e chiamata Tucker-Matic. Dal punto di vista delle sospensioni la vettura, aveva inizialmente adottato molle elicoidali, per poi optare su elastomeri in gomma indipendenti, quest’ultimi progettate assieme a Firestone.

Insomma la 48 era una vettura estremamente moderna per l’epoca, giudicata scomoda dalle Big Three e anche per questo presa di mira da alcuni media, che mettevano in risalto le varie problematiche iniziali dell’auto invece delle sue caratteristiche innovative e, anche se queste notizie negative vennero presto smentite, poiché i problemi furono risolti, esse non giovarono alla fama della 48. L’accusa di frode mossa contro Tucker, fu l’ultimo atto che mise definitivamente in crisi l’azienda e, anche se in seguito quest’ultimo venne prosciolto da ogni accusa  e riuscì, con grandi sforzi, a produrre le 50 auto promesse per continuare ad usufruire dello stabilimento che gli era stato concesso, la sua idea fu comunque stroncata e l’ azienda si ritrovò fallita e senza sito produttivo. Tucker tentò, in seguito, di ripartire con una nuova vettura, sviluppata in Brasile, ma purtroppo questo nuovo progetto fu interrotto quando egli scoprì di avere un cancro ai polmoni che lo portò alla morte per polmonite il 26 Dicembre 1956. Per quanto riguarda la vettura, ad oggi delle 50 prodotte ne sono rimaste 47 e, si possono trovare maggiori informazioni su i vari modelli visitando il sito del Tucker Automobile Club of America (clicca QUI), che raccoglie informazioni e foto di tutta la produzione del marchio.

Malgrado spesso Preston Tucker sia stato ritratto come un truffatore, quest’ultimo è in realtà stato un genio, un precursore dei tempi che, con la sua avveniristica vettura ha riscritto il modo di concepire l’auto, un’auto che è stata studiata e imitata dagli altri costruttori e che, ancor oggi, rappresenta un simbolo di innovazione. Un simbolo che ha affascinato lo stesso Francis Ford Coppola, possessore di auto Tucker, il cui padre Carmine fu uno degli investitori nel titolo dell’azienda. Lo stesso Coppola ha, in seguito, dedicato all’imprenditore e al suo gioiello a quattro ruote il film Tucker: un uomo ed il suo sogno del 1988. Iniziativa più recente vede protagonisti i pronipoti di Tucker, Sean e Mike, che nel 2012 hanno fondato la Preston Tucker LLC, per promuovere la storia ed i progetti del loro antenato, attraverso varie iniziative che hanno coinvolto anche Rob e Bob Ida, specializzati in Hot Road, i quali hanno già realizzato alcune repliche della 48 e hanno, ad oggi, in cantiere la realizzazione del primo prototipo della Torpedo. (Trovate maggiori info QUI e QUI )

Nonostante siano passati 70 anni,  le iniziative che ruotano attorno a questo marchio non mancano e contribuiscono a mantenere vivi Preston e la sua Tucker, come è giusto che sia.

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Video di presentazione della vettura dell’epoca, a colori

 

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