Di fallimento in fallimento (sfortunatamente)

La storia della sportiva Gordon-Keeble è in parte legata ad un’altra casa inglese, la Perlees, fondata nel 1957 da due imprenditori: John Gordon e James Byrne a cui si aggiunse il contributo di Bernie Rodger, che curò il design della sportiva per la neonata casa che, rimase attiva dal 1958 al 1960. Dopo il fallimento, risorse con il nome di Warwick, per volere di Bernie Rodger, rimanendo in vita fino al 1962. 

Proprio uno dei due fondatori, John Gordon, dopo la breve avventura con la Perless, dette vita nel 1959 alla Gordon, assieme all’ ingegnere Jim Keeble, negli ex stabilimenti della defunta casa a Slough. La vettura fu sviluppata sul telaio Space-Frame utilizzato per la Perlees GT, e al suo interno venne montato un motore Chevrolet Corvette V8 da 4600 CC e 290 cv di potenza, questo propulsore fu suggerito ai due ingegneri dal pilota USAF Rick Neilson . Convinti della bontà del progetto, i due ingegneri decisero di incaricare la Bertone per curare il design della sportiva. Il progetto fu portato avanti da un poco più che ventunenne Giugiaro, il quale disegnò una coupé 2+2 carrozzeria elegante e dal design inconfondibilmente nostrano.

Il primo prototipo, con carrozzeria in alluminio, montato sul noto telaio a tubi quadri da un pollice, venne esposto dal carrozziere italiano al salone di Ginevra nel 1960, sotto il nome di Gordon GT. La vettura montava quattro freni a disco, aveva sospensioni indipendenti all’anteriore e al retrotreno con Ponte De Dion. Gli interni erano rifiniti con cura e davano alla vettura un aspetto raffinato e di pregio.

Nello stesso anno, il prototipo fu testato dalla rivista Autocar e il giudizio fu più che positivo. Successivamente, Gordon, portò la vettura in America per farla visionare al presidente della Chevrolet, Ed Cole. Quest’ultimo rimase molto colpito da quest’ultima e si mostrò molto propositivo verso il piccolo costruttore. Il manager americano, oltre a fornire motori e cambi per l’auto, mise a disposizione la rete concessionarie ufficiali Chevrolet per la vendita della sportiva inglese e, questo fu un bel traguardo per Gordon. Nonostante i buoni propositi e la discreta accoglienza, la Gordon GT, cadde nell’oblio per 4 anni, fino al 1964, quando fu nuovamente presentata al salone di Ginevra come Gordon-Keeble GK1. John Gordon, aveva abbandonato da tempo il progetto e il suo posto era stato preso da George Wansbrough, Keeble invece era ancora presente.

Il logo che fu scelto per l’azienda, colpiva sicuramente l’attenzione, raffigurava in maniera ironica una tartaruga, notoriamente conosciuta per essere molto lenta. Al momento del lancio ufficiale la vettura differiva dalla Gordon GT di Bertone per la carrozzeria in fibra di vetro prodotta dalla Williams & Pritchard Limited in Inghilterra, anziché di alluminio, per contenere i costi. Anche all’interno si notava una certa economia, infatti i pregiati pellami erano stati sostituiti da plastica, rendendo l’aspetto molto meno lussuoso rispetto al passato. Queste scelte furono decise da Wansbrough, secondo il quale per generare profitti, la vettura doveva essere prodotta in molti esemplari, cercando di mantenere un prezzo d’attacco non tropo alto.

Malgrado gli sforzi, al lancio la vettura costava 2798 Sterline, non proprio a buon mercato, se si pensa che con 2000 sterline si poteva comprare una Jaguar E-Type. A livello meccanico, al posto del propulsore Chevrolet 4600 CC, che nel frattempo non era più disponibile, si optò per un  propulsore sempre della casa, modello 327 V8 da 5400 CC abbinato al suo cambio a 4 marce. La produzione andò avanti circa un anno, ma fu interrotta a causa di uno sciopero nella fabbrica della Adwest, che produceva e forniva le scatole degli sterzi, causando ingenti perdite al piccolo costruttore che, travolto da una crisi finanziaria, fallì. Fin ad allora erano state prodotte 91 GK1. 

Nel 1966, l’azienda venne rilevata da Harold Smith e Geoffrey West. Ribattezzata Keeble Cars Ltd., nell’occasione, la produzione venne spostata a Sholing, Southampton, dove andò avanti fino al 1966, portando il numero di vetture prodotte a 98; la GK1 dopo l’acquisizione da parte dei due imprenditori cambiò nome in I.T (International Touring). L’anno seguente risultò registrato lo chassis n°99 e nel 1971 venne assemblata la centesima vettura. Ma non era ancora finita; il progetto venne rilevato dall’imprenditore americano John  De Bruyne, che al salone dell’auto di New York nel 1968, presentò la stessa vettura, rivista nella carrozzeria, soprattutto nel frontale e nella coda, sotto il nome di Grand Touring. La storia, questa volta, non ebbe seguito e mise la parola fine a questa avventura travagliata e, ad un auto che forse avrebbe meritato un destino diverso.

 

 

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