Sportiva di razza

La storia del marchio Iso passa attraverso la figura dell’Ing. Renzo Rivolta, il quale, nel 1939, acquistò la Isothermos, piccola casa che produceva caloriferi e refrigeratori. Dopo il conflitto bellico l’azienda, che dal 1942 a causa dei bombardamenti si era spostata da Bolzaneto a Bresso (vicino Milano), intraprese la strada di costruttore di motociclette. Per vedere la prima auto si dovette aspettare l’inizio degli anni 50, quando, sotto il nome di Iso Autoveicoli, nacque la popolare Isetta, microvettura a tre ruote, originale per l’unica porta di accesso posta sul frontale e, che fu costruita su licenza, anche dalla BMW. L’ultimo passo per arrivare al modello di cui parleremo, si affermò dopo l’uscita di produzione, nel 1956, della Isetta. Il nome dell’azienda cambiò ancora, divenendo Iso Rivolta e concentrò la propria produzione esclusivamente  su auto granturismo di lusso.  Il modello che meglio rappresentò la fase di nicchia del marchio di Bresso è sicuramente la Grifo, vettura nata dallo chassis accorciato del modello GT/IR.

La vettura venne disegnata da Giugiaro per Bertone, e fu l’ultima vettura progettata dall’ingegner Giotto Bizzarrini che, nel 1964, a causa di divergenze, lasciò l’azienda per mettersi in proprio. La Grifo fu presentata come prototipo nel 1963 al salone di Torino come A3 Lusso Grifo ed entrò in produzione l’anno seguente. Aveva una linea sportiva, che esprimeva forti emozioni, anche grazie ad un motore V8  Chevrolet di 5359 CC da 307 e 350 CV, già impiegato sulla GT/IR, il quale spingeva la Grifo fino ad una velocità massima di 230 Km/h. Questa vettura, per la sua eleganza e per le sue ottime prestazioni divenne una sorta di status symbol, la sportiva di razza nata per competere contro rivali del calibro di Maserati e Ferrari. Conquistò personaggi famosi come i Beatles, i quali ne usarono una per il loro Magical Mistery Tour. 

Nel 1970 furono apportate varie modifiche, a cominciare dal frontali ridisegnato e caratterizzato da fari a scomparsa, simili a quelli montati sul modello Lele. Di questa serie venne prodotta anche la versione IR-9 con motore più potente di 6996 CC e 407 cv in grado di portare la vettura fino a 270 km/h. Queste versioni erano riconoscibili per una vistosa presa d’aria che formava uno scalino sul cofano. Nel 1973 la famiglia Rivolta decise di cedere l’azienda, ormai in profonda crisi, al finanziere italoamericano Ivo Pera, che cambiò il nome ancora una volta, in Iso Motor, riuscendo attraverso, un accordo con la Williams e, tramite il sostegno economico della Philip Morris, a portare la Iso in Formula 1; l’avventura comunque ebbe vita breve.

La Grifo continuerà la sua corsa fino al 1974, quando a causa dell’aggravarsi della situazione dell’azienda, dovuta in parte anche alla crisi petrolifera, uscì di scena assieme al marchio Iso, che fallì quell’anno. Dopo il fallimento, Roberto Negri, che era stato per due anni collaudatore dell’azienda, comprò i pezzi sopravvissuti al fallimento, e da allora assieme al figlio Federico, costituisce l’unico centro specializzato nel restauro delle Iso Rivolta. Se volete saperne di più potete leggere l’articolo dedicato de Il Corriere della Sera o visitare il sito ufficiale del centro.

 

 

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