Montego, the last one

Il Gruppo Leyland a metà anni ’70, avviò la progettazione di quella che sarebbe divenuta nel 1983, l’Austin Maestro (Clicca QUI), dalla quale nacque l’anno successivo, la Montego, codice interno LM11. Entrambe le vetture, in un ottica di riduzione dei costi, erano chiamate a sostituire più modelli contemporaneamente e nel caso della Montego, quest’ultima doveva prendere il posto della Morris Ital, già evoluzione della Marina lanciata nel 1971, e della Austin Ambassador, ultimo atto della serie Princess. Il progetto della Montego fu condizionato fin dal suo debutto dall’età, poiché lo sviluppo era cominciato anni prima e, al momento del lancio, risultava già datata. Il passaggio dal designer David Bache a Roy Axe, aveva permesso a quest’ultimo, seppur con dei limiti, di dare maggiore personalità alla berlina, cercando di camuffare anche l’evidente parentela con la poco originale media Maestro. Il risultato fu una linea abbastanza moderna ed equilibrata che presentava al posteriore un originale lunotto suddiviso in tre parti. Riguardo la meccanica la piattaforma condivisa aveva dato addio alle sofisticate sospensioni Hydragas in favore di un più semplice schema MacPherson, con motore e trazione anteriore. La Montego introdusse varie migliorie rispetto alla Maestro, adottate poi anche da quest’ultima, tra le quali il nuovo motore S-Series ed un cruscotto di disegno più moderno, realizzato con materiali più resistenti.

La berlina Austin, condivideva con il modello di derivazione, anche il quadro strumenti digitale con sintonizzatore vocale, disponibile per le versioni top di gamma, MG e Vanden Plas, che rappresentava una vera e propria novità per l’epoca, ma era anche causa di numerosi problemi ai quali i centri di assistenza, complice la novità e la scarsa conoscenza di questo dispositivo, non sapevano porre rimedio. Oltre a questo, come la Maestro, anche la Montego era afflitta da vari altri problemi di affidabilità che ne condizionarono l’immagine, danneggiando ulteriormente le condizioni economiche dell’Austin Rover Group, nato dalle ceneri della disastrata British Leyland. Per quanto riguarda la gamma modelli, oltre alla versione tre volumi, lo stesso anno del lancio entrò in gamma la versione Estate, ovvero station wagon, dotata di sospensioni autolivellanti e, a richiesta, di un pratico divanetto nel bagagliaio, che all’occorrenza forniva due posti per bambini nel senso opposto di marcia. Nel 1985 venne messa a listino anche la versione sportiva MG con motore turbocompresso e 150 CV di potenza, commercializzata come la vettura più potente di sempre del marchio.

Nel 1988 a seguito di un leggero restyling che interessò la mascherina frontale e altri dettagli, la Montego, assieme alla restante gamma che comprendeva la Metro (Clicca QUI) e la Maestro, venne inserita come entry level sotto il marchio Rover, a seguito della soppressione del marchio Austin, avvenuta l’anno prima. Non venne effettuata alcuna operazione di rebadging e, le vetture, furono semplicemente identificate con il nome del modello in sostituzione del marchio. Cambiò nuovamente nome anche il gruppo, ora ribattezzato Rover Group, che tornò, dopo la nazionalizzazione avvenuta anni prima per scongiurarne il fallimento, ad essere nuovamente privatizzato, dopo l’acquisto di quest’ultimo da parte della British Aerospace. Contestualmente al canto del cigno del marchio Austin, arrivò in gamma uno dei primi motori diesel ad iniezione diretta dell’epoca, sviluppato in collaborazione con la Perkins, il quattro cilindri due litri offriva 81 CV e discrete prestazioni. La produzione della Montego andò avanti fino al 1994 quando, dopo più di mezzo milione di unità vendute in 10 anni, calò il sipario sull’ultimo modello del marchio, fondato da Herbert Austin, nel 1905.

 

 

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