A british car to beat the world – Pt.1

Nella storia dell’auto, spesso e volentieri, abbiamo assistito alla nascita di vetture il cui arduo compito era quello di sostituire modelli, che nel corso della loro esistenza erano diventati dei veri cult. Ciò comportava che, a fronte di una importante immagine delle progenitrici, il modello che doveva andarle a sostituirle veniva spesso surclassato o, addirittura, in alcuni casi, tolto di produzione prima dell’auto che doveva rimpiazzare: questo è il caso della Austin Metro, la cui produzione durò fino al 1997 e conobbe anche un discreto successo in patria, ma non riuscì a sostituire l’iconica Mini, che venne prodotta dal 1959 al 2000.

Andiamo con ordine: a metà anni 70 il gruppo British Leyland, tra varie difficoltà finanziarie, stava pensando di sostituire l’allora ventenne Mini con una utilitaria più moderna e spaziosa, in grado di contrastare la concorrenza. Il progetto Ado 88 venne così approvato, anche se voci ritenevano che il parere del consulente esterno Alec Issigonis fosse contrario, benché quest’ultimo, negli anni ’60, avesse iniziato lo studio per una nuova Mini, sembrava non vedesse di buon occhio una sostituta del suo capolavoro.

Venne ampliato lo stabilimento di Longbridge, con una zona altamente robotizzata chiamata New West Works, per preparare la forza lavoro all’assemblaggio di quella che, l’8 ottobre 1980, fu presentata alla stampa come Austin Mini Metro, divenendo due anni più tardi solo Metro. Meccanicamente la vettura era dotata di motori vetusti che già si trovavano su altri modelli del gruppo, Mini compresa, tuttavia erano affidabili e dai consumi contenuti, l’impianto frenante era di tipo misto con dischi all’anteriore e tamburi al retrotreno.  Il Cx era buono, si attestava attorno a 0,41 e, questo risultato venne raggiunto grazie a molti accorgimenti aerodinamici, tra i quali la carrozzeria tondeggiante con ampie superfici vetrate e lo spoiler frontale di serie per tutte le versioni.

Il lancio della vettura si distinse per la patriottica campagna pubblicitaria sotto lo slogan “A british car to beat the world”, suscitando forte interesse nella clientela inglese che fu, per tutta la carriera della vettura, il suo fulcro commerciale. Nel 1982 il gruppo Leyland introdusse la versione sportiva a marchio MG, che si rivelò un successo, tanto da spingere la casa a proporre l’anno dopo la versione Turbo, ancora più sportiva. Nel 1984 fu lanciata la versione a 5 porte e, contemporaneamente, venne effettuato un piccolo restyling, che interessò il frontale, con cofano più liscio, diversa mascherina e nuovi paraurti. Riguardo gli interni, furono rinnovati la plancia e rivestimenti. 

Sempre in quell’anno iniziò lo studio di una vettura da rally per il campionato Gruppo B, sotto il nome di MG Metro 6R4 (6 Six Cilinder Rallycar  4 Wheeldrive). Per contenere il peso, aveva una carrozzeria in materiale plastico (tranne le portiere) e poteva vantare di un poderoso motore V6 bialbero con 24 valvole di 2996 CC montato in posizione centrale per una potenza di 250 CV nella versione “di serie” e 410 CV in quella da gara. Nonostante questo, la vettura, raggiunse pochi traguardi durante il campionato e, la causa primaria della sua dipartita, furono i problemi di affidabilità che la costrinsero a vari ritiri e ad accontentarsi di posti irrilevanti. Ad affossare l’avventura della Metro da Rally fu, inoltre, la decisione della Fia, nel 1986, di sopprimere il campionato del Gruppo B a seguito del susseguirsi di incidenti mortali, dove in uno dei questi, persero la vita Henri Toivonen ed il suo copilota Sergio Cresto a bordo della Lancia Delta S4. 

Il 1987 fu l’ultimo anno di commercializzazione con il marchio Austin sotto il Gruppo Austin-Rover che, lo stesso anno fu rinominato Gruppo Rover, e sul frontale delle nuove Metro prodotte fino al 1989, campeggiò lo stemma con la scritta del modello al posto del marchio (Clicca QUI per maggiori informazioni). Dopo la nascita del nuovo Gruppo, venne approvato lo studio per la sostituta della Metro e, tra varie vicissitudini, quest’ultima arrivò nel 1990: ma questa è un’altra storia (Clicca QUI).

 

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